CHI SIAMO

La Nostra Storia

Se in un soleggiato pomeriggio d’autunno, guidando sul trafficato asse stradale che si prolunga da Bergamo verso Lecco, improvvisamente trovate insopportabile la vista di automobili, camion, segnali stradali, capannoni, e avvertite il bisogno di sentire il respiro della storia e della natura, abbandonate la strada Briantea, una volta passato Ponte San Pietro, andate in cerca di Mapello, cinquemila anime, uno dei paesi che si situano nell’Isola, verde enclave attraversata dalle acque del Brembo e dell’Adda. La vostra vista sarà colpita dal nucleo serrato di case antiche e di torri che si arrampicano sui declivi della collina della Val San Martino. Situata a vedetta sulla collina del Canto Basso, appare la chiesa parrocchiale, con la facciata bianca dedicata a San Michele Arcangelo, “principe e custode d’Israele”, colui che guida gli angeli nel combattimento contro il drago, ovvero il demonio. La chiesa, completamente restaurata alla fine del XIX secolo, ci parla delle antiche lotte fratricide tra Guelfi e Ghibellini, che si prolungarono oltre il Medio Evo, mentre i terrazzamenti delle colline ricordano l’operosità delle comunità monastiche che hanno dissodato queste terre.

Una volta raggiunto il paese, seguite la strada che porta al campo sportivo; quasi di fronte al moderno complesso scolastico, prendete la strada verso destra e raggiungete l’Azienda Agricola Scotti. Fermate la vostra automobile vicino al Viale di Prada. “Questo viale – potrebbe raccontarvi la signora Maddalena, ultima discendente degli Scotti – è stato donato alla comunità di Mapello nel 1919 da mio padre Gianmaria per ottemperare a un voto fatto durante la guerra alla Madonna di Prada, cui era particolarmente devoto. Negli anni successivi è stato donato il terreno di fianco al viale per costruirvi la cappella dedicata a San Giovanni Bosco e nel 1930 è stata la volta della chiesa di San Girolamo”. La chiesina campestre si scorge un po’ più in là, verso il centro del paese. Nella targa posta su un lato della facciata sono raccontati i legami della famiglia Scotti con questi luoghi.

Gli Scotti entrano in “campo” nel 1881, quando il loro antenato avv. Giovanni Battista, figlio di Gianmaria, benemerito patriota risorgimentale, sposa Maddalena Mangili, ultima discendente della famiglia, proprietaria di terreni in zona. Nel 1950 Maddalena Scotti sposa Anselmo Guffanti. Dal felice matrimonio nascono tre figli che, fortemente radicati dalla storia e dagli affetti a questi luoghi, profondono energia ed entusiasmo per conservare nell’attuale azienda le tradizioni di famiglia.

Lasciamo ora scorrere lo sguardo sui declivi della collina che si innalza davanti ai nostri occhi e seguiamo il moto delle foglie, rosse e gialle, che cadono a terra. Non ci sarà difficile immaginare le molte mani che hanno appena staccato dai tralci i grappoli d’uva Merlot neri e Pinot bianchi che ora stanno fermentando nei moderni contenitori posti nel locale da sempre chiamato “Tinaia” per i grandi tini che racchiudeva. La tradizione nell’azienda non ha impedito ai tre fratelli, che ne hanno assunto la conduzione negli anni Settanta, di mettersi al passo con i tempi e di offrire ai loro clienti prodotti genuini che troverete nei locali adibiti ad esposizione, una volta varcato il grande cancello in ferro dell’Azienda Scotti. I tre fratelli Guffanti Scotti coniugano nella filosofia aziendale modernità e rispetto dell’ambiente e delle culture antiche, altrimenti destinate all’estinzione. La selezione delle sementi tradizionali ed il rispetto dei ritmi della terra indicano chiaramente il proposito nei proprietari di salvaguardare questo lembo di terra dallo sfruttamento intensivo che nasce dalla poca attenzione verso la natura e dal desiderio di facili ed immediati guadagni. Il rifiuto di una conduzione aggressiva li ha spinti a scegliere sistemi di coltivazione più sostenibili, volti a preservare la specificità delle culture autoctone. La coltivazione dei fondi avviene, pertanto, attraverso la tecnica della rotazione delle culture, così da evitare l’impoverimento del terreno. Grande attenzione è anche posta al bosco di acacie, castagni e noci, che s’innalzano in un angolo della collina dove ronzano le api quando si allontanano dagli alveari posti sotto gli alberi. Si può quindi stare tranquilli: la scelta degli alberi da tagliare è fatta con oculatezza estrema e la legna da ardere posta in vendita è il risultato di scelte ponderate.

I frutti della tenuta sono coltivati con attenzione, si sorveglia ogni dettaglio nei processi di lavorazione dell’uva, del granoturco e del miele fino alla presentazione dei prodotti finiti. Vale dunque la pena di fare una visita a Mapello in ogni stagione quando il paesaggio assume colori e aspetti sempre diversi e suonare il campanello dell’Azienda Agricola Scotti. Sarete accolti con cordialità, e potrete ritornare a casa con gli antichi sapori di questi luoghi in cui s’intrecciano storia e bellezza. Ora non ci resta che guardare con attenzione il vino, il miele, la farina per polenta tipica del luogo e tutti i derivati come le foiade al mais, la crusca ecc. che fanno bella mostra di sé nella lista dei prodotti proposti.

“Link al libro della nonna”